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L’intervista a Daniele Galliano: togliersi le etichette per cercare la propria voce

  • 7 giorni fa
  • Tempo di lettura: 12 min

“Il problema del non ascoltarsi è che spesso si finisce per propagare il problema. Nel rimuginio e nell’overthinking, condizioni molto comuni oggi, si resta focalizzati solo sul problema. Quando invece iniziamo ad affrontarlo, può arrivare il momento in cui spostiamo l’energia anche verso la soluzione.”


Daniele Galliano

Materiale fotografico fornito da Daniele Galliano

Ci sono persone che non si lasciano raccontare facilmente attraverso una sola definizione.

 

Daniele è una di queste. Non è la storia di qualcuno che ha già capito tutto, ma di una persona che sta cercando di ascoltarsi con più onestà, di cambiare forma senza perdersi, di portare con sé le proprie radici mentre prova a costruire una direzione nuova. Una ricerca fatta di musica, libri, psicologia, spiritualità, ritorni, partenze e domande.

 

Ma ridurre tutto questo a una lista di esperienze sarebbe poco fedele alla sua storia. Perché, parlando con Daniele, quello che emerge non è il desiderio di accumulare titoli, ma una ricerca più profonda: comprendere meglio sé stesso, l’essere umano, il cambiamento, e la possibilità di integrare mondi diversi senza restare bloccati dentro un’unica etichetta.

“La mia è una rivoluzione personale”, mi racconta. “Togliersi di dosso le etichette che ci affibbiamo e che teniamo gelosamente per tutto l’arco della vita. Io non sono solo un flautista, un musicista. Voglio essere anche altro.”

Ed è proprio da qui che siamo partiti.

Indice dei contenuti


1-IL FILO CONDUTTORE, OLTRE LE ETICHETTE


Daniele, nella tua storia personale e professionale si incontrano musica, psicologia, coaching, vita all’estero e molti altri interessi. Se dovessi raccontarti non attraverso una definizione o un titolo, ma attraverso una ricerca, quale diresti che è il filo che tiene insieme tutto questo?

<<Il mio interesse per l’evoluzione personale. Sin da quando ero piccolo fino ad oggi c’è sempre stata da parte mia la voglia di scoprirmi, di capire quali sono le mie potenzialità e qual è la direzione che sto seguendo. Mi interessa l’esistenza umana, questa possibilità che abbiamo di unire una parte spirituale e una parte logica, un’intelligenza che ci permette di notare particolari e dettagli che rendono le vite straordinarie. Il mio interesse di fondo verso l’essere umano e la mente umana è ciò che mi spinge ogni giorno ad aggiungere un tassello, a crescere e a capire meglio anche gli altri.

Più cresci, più noti le differenze tra te e le persone che ti circondano: le differenze individuali, culturali, la formazione, l’educazione, il passato. Sono tutti fattori che rendono ogni vita unica.>>

2-LA FATICA, E LA LIBERTA’, DI ESSERE MOLTE COSE


Sei giovane, ma hai già attraversato contesti e discipline molto diversi. Quanto è stato naturale per te seguire tanti interessi e quanto, invece, è stato difficile non sentirti troppo dispersivo?

<<È stato molto difficile.

Daniel Galliano

Ancora oggi fatico a canalizzare tutte queste energie in un’unica fonte. Ricordo che già da piccolo, intorno ai 12 anni, ho iniziato a fare concorsi musicali. Ho avuto un impatto diretto, molto giovane, con la competitività e con la performance. Dai 12 ai 25 anni mi sono visto come una persona che doveva fare il musicista. Ho canalizzato tutte le mie energie nella musica, trascurando anche altri interessi. Su LinkedIn ho scritto una cosa completamente anti self-branding: ho scritto di essere senza etichette. Ma per me è proprio una rivoluzione personale. Noi tendiamo a dire ‘io sono un musicista’, ‘io sono un insegnante’, quando in realtà più che essere una professione, noi portiamo avanti una professione. Quello che siamo cerchiamo poi di canalizzarlo nel nostro lavoro. Per me togliersi l’etichetta è stato dire: io non sono solo un flautista, un musicista. Voglio essere anche altro. E magari, di questa varietà, farne un lavoro. È su questo che sto lavorando: cercare di inglobare conoscenze e studi diversi in un’unica figura professionale.>>

3-QUANDO LA MUSICA INSEGNA AD ASCOLTARSI


Hai studiato flauto traverso per molti anni, inseguendo un’idea di perfezione, di espressione artistica impeccabile, senza errori. Cosa ti ha insegnato la musica?

<<La musica mi ha insegnato ad ascoltarmi, per effetto paradosso.

Mi sono reso conto di aver iniziato molto tardi ad ascoltarmi davvero, perché fino a poco tempo fa tendevo a evitarmi. Ascoltavo gli altri, il giudizio, l’esito, il risultato, ma mettevo da parte la sfera interiore.

La musica mi ha fatto rendere conto di questo. Mi ha insegnato a risvegliare parti di me che erano dormienti e ad ascoltare la loro voce, quello che cercavano di dirmi.>>

4-RIDERE DELLA PROPRIA IMPERFEZIONE


Dentro questa ricerca della perfezione, che rapporto hai oggi con l’errore, con la performance e con il limite?

<<Il rapporto con il limite e con l’errore è legato anche alla perfezione.

Daniele Galliano musicista

Questa ricerca quasi ossessiva della perfezione mi ha messo davanti a un ridimensionamento. Spesso i musicisti peccano di tracotanza. Io ho cercato di andare controcorrente e di capire che bisogna prendersi molto meno sul serio. L’artista veicola un messaggio, ma deve farlo in maniera genuina. Invece spesso costruiamo sovrastrutture: dobbiamo essere impeccabili, brillanti, distinguerci. Questo nasce anche dalla competitività. Ci sono tantissimi musicisti, le richieste sono aumentate, e le persone che fanno lo stesso tipo di formazione sono moltissime. Immagina un’orchestra che offre un solo posto e si ritrova davanti centinaia di candidati. Viene naturale pensare che la soluzione sia essere il migliore di tutti. Però ho notato che spesso chi vince un’audizione non è necessariamente il migliore in termini qualitativi. Credo che fare la differenza non significhi solo essere impeccabili e non fare errori, ma anche includere gli errori nella propria performance. Vedo un parallelismo tra la musica e la vita.

Anche i difetti sono parte della nostra storia e vanno portati come una bandiera, senza timore, senza demonizzare la propria imperfezione. Vorrei invitare soprattutto i musicisti, ma in generale le persone, a non prendersi troppo sul serio. A ridere della propria imperfezione, perché l’imperfezione è parte della condizione umana. Se fossimo perfetti non saremmo umani. Saremmo altro.>>

5-LE RADICI CHE NON SI SPEZZANO


Palermo è la città da cui vieni e in cui sei tornato da qualche mese. Quanto contano le tue radici nel modo in cui oggi guardi al mondo, alle relazioni e a quello che stai costruendo?

<<Per me le radici sono importantissime. Sono parte della mia storia.

Daniele Galliano Palermo

Ho sentito parlare spesso di persone che hanno staccato le proprie radici. Io non ci sono riuscito. Mi sono reso conto che le mie radici sono rimaste ben salde: si sono solo prolungate a una distanza più lunga. A un certo punto ho sentito che mi tiravano nuovamente verso casa, perché sono molto legato alla mia terra, alle mie tradizioni, alla mia cultura. Le ho sempre portate con me e adesso ho deciso di rispettare il loro richiamo. Voglio vedere se riuscirò a prosperare proprio qui, nella mia terra. Resto comunque dell’idea che in futuro dovrò mantenere flessibilità. Se riconoscerò che andare fuori dalla Sicilia, fuori dall’Italia o fuori dall’Europa sarà necessario, seguirò l’istinto, senza perdermi nella zona di comfort. Ma portando comunque queste radici con me, perché sono il mio trascorso e mi hanno plasmato.>>

In uno dei pensieri che mi avevi condiviso scrivevi che Palermo ti ha insegnato a distinguere chi non ha nulla da perdere da chi ha un tesoro personale da difendere, anche con il silenzio. Cosa intendevi?

<<Essere italiano, e in particolare siciliano, all’estero significa sentirsi ripetere spesso certi stereotipi legati all’Italia, alla Sicilia, alla mafia. Credo però che la storia che abbiamo vissuto in Sicilia contenga anche un messaggio molto profondo di comunità, solidarietà e legalità. Io non ho vissuto direttamente gli anni più duri, ma mi rendo conto che alcuni residui di quella storia sono rimasti. Questa riflessione mi ha portato a interrogarmi sulla differenza tra chi ha qualcosa da difendere e chi, invece, sembra non avere nulla da perdere. Non lo dico per giustificare nulla, ma per osservare il disagio profondo che può portare alcune persone ad azioni estreme.

Quando poi sono andato all’estero, ho portato con me anche questo sguardo siciliano. Mi ha aiutato a osservare con maggiore consapevolezza realtà diverse e a farmi un’idea del futuro che volevo costruire.>>

6-LA GERMANIA E LA SCELTA DI TORNARE


Hai vissuto quasi quattro anni in Germania. Che cosa ti ha messo davanti questa esperienza, prima ancora che professionalmente, come persona?

<<Dopo la laurea triennale al Conservatorio di Palermo, ho deciso di continuare gli studi. In Italia, in quel momento, non avevo molte possibilità di specializzazione ulteriore.

Daniele Galliano GErmania

Avevo voglia di continuare a studiare e ho scelto di espormi a un’opportunità all’estero. Avevo provato prima in Belgio, a Bruxelles, poi in un’università a Strasburgo, e dopo diversi tentativi in Germania sono arrivato a Essen, dove sono stato preso in un’università delle arti molto rinomata, Folkwang UDK. Per accedere bisognava fare audizioni, perché i posti erano limitati. Già iscriversi ed essere selezionato è stata un’avventura. Ho visto la Germania come una grande occasione di crescita, sviluppo e conferme. In realtà, già allora sentivo una crisi interiore rispetto all’immagine di futuro in cui mi vedevo orchestrale e musicista. Sono andato in Germania anche per conoscermi meglio e per capire se un’esperienza all’estero avrebbe risvegliato quella passione che avevo iniziato a coltivare da bambino. Poi mi sono reso conto che quella passione si era affievolita, lasciando spazio ad altri interessi. La Germania è stata determinante da questo punto di vista. Sono andato per studio, poi ho avuto la possibilità di entrare nel mondo del lavoro e di capire cosa significasse lavorare come insegnante di musica nelle scuole private tedesche.

Quando stavo iniziando a costruire un’ipotesi di carriera e di futuro in Germania, mi sono posto una domanda capitale: voglio davvero costruire qualcosa lì? Mi sono reso conto che non era il piano che volevo perseguire. Così mi sono detto: torniamo a casa, dopo quasi quattro anni, dopo il lavoro, gli studi universitari, una relazione sentimentale, molte amicizie nate lì, e torniamo in Sicilia a reinventarci. È stato un ulteriore uscire dalla zona di comfort.

Lì avrei potuto continuare a lavorare e a prendere incarichi, perché le possibilità c’erano ed erano più numerose che in Italia. Ma ho deciso di non prendere la via più facile, la via più veloce stile Google Maps. Ho scelto la via più gratificante.>>

7-LETTERATURA, PSICOLOGIA E UNICITÀ DELL’ESSERE UMANO


Nella tua formazione più recente, oltre al coaching, hai avviato anche gli studi in psicologia. Nei pensieri che mi avevi condiviso scrivevi che ami la psicologia perché il potenziale umano può essere espresso o represso in molti modi. Da dove nasce questo interesse per l’essere umano?

<<Credo sia nato molto presto. Ai tempi delle scuole medie ho letto “Il barone rampante” di Italo Calvino. Mi è arrivata subito l’idea di Calvino, che poi ho ritrovato anche nelle Lezioni americane: la leggerezza, ma non intesa come superficialità. Da lì mi sono appassionato alla letteratura, che è stata il mio passe-partout verso vite diverse, con background diversi, in periodi storici diversi.

Ho iniziato a notare come la cultura, il modo in cui si cresce, il proprio potenziale umano rendano ogni vita unica. Questo è uno dei temi che mi stanno più a cuore: l’unicità del singolo.

Fin da piccolo ho avuto interesse per personaggi straordinari. Personaggi che salivano sugli alberi per non scenderne più, per seguire le proprie idee e non quelle dettate dalla famiglia o dalla società. Credo ci sia stato un periodo di incubazione molto lungo. Poi è arrivato un risveglio. Ho portato alla consapevolezza il mio interesse per l’esistenza umana, non solo vista dall’esterno, ma come possibilità di calarsi nelle interiorità più profonde, in quegli abissi che spesso spaventano tutti. L’occasione di studiare psicologia è stata il coronamento di questo interesse. Adesso posso entrare nel vivo di queste dinamiche e studiarle anche dal punto di vista scientifico. È bello studiare l’essere umano dal punto di vista letterario e spirituale, ma sapere che esiste anche una ricerca scientifica alla base dà un ulteriore consolidamento. Ho cercato di unire letteratura, spiritualità e scienza per avvicinarmi a una comprensione più ampia dell’esistenza umana.>>

8-LA SPIRITUALITA’: ANDARE OLTRE LE APPARENZE


Nei nostri scambi emergono spesso riferimenti a pratiche e tradizioni orientali: lo Yoga, gli insegnamenti di Lama Michel, la consapevolezza, la ricerca interiore. Che cosa ti attrae di questi mondi?

<<L’andare oltre le apparenze.

Ho notato che un comune denominatore è proprio questo: noi ci concentriamo molto sulla vita esteriore, sugli altri, sul lavoro, sulle azioni, ma spesso non notiamo davvero i nostri pensieri. Oppure li notiamo, ma non abbiamo la capacità di scendere in profondità e capire qual è la loro origine.

Nella spiritualità, ma anche nella psicologia, vedo questa intenzione di andare oltre le apparenze, oltre l’evidenza che percepiamo attraverso i sensi, per andare alla ricerca di un senso. Mi viene in mente il titolo di un libro di Carlo Rovelli, “La realtà non è come ci appare”. Noi pensiamo che la realtà sia oggettiva, ma di fatto la realtà è vissuta anche attraverso la nostra unicità, la nostra soggettività. Questo, per me, è il comune denominatore tra queste diverse isole.”

9-CERCARE BUONE DOMANDE, NON SOLO RISPOSTE


Leggi molto, ascolti podcast, cerchi approfondimenti continui. Quando scegli un libro o un contenuto da ascoltare, cosa cerchi?

<<Cerco più che risposte, buone domande da pormi.

Daniele che legge

Oppure quei piccoli insight che ti svoltano la giornata e ti aprono a nuove riflessioni. Ogni giorno cerco un podcast che mi permetta di mettermi in discussione attraverso temi universali. Nei libri, ultimamente, mi concentro più sulla saggistica, anche perché mi sto avvicinando di più alla scienza. Però la meditazione e la spiritualità affrontate dal punto di vista scientifico restano protagoniste delle mie ricerche. In buona sostanza, cerco quella scintilla che può accendere una miccia, un processo evolutivo. Cerco di alimentare la crescita personale attraverso piccoli input.>>

10-I TRE LIBRI CHE DANIELE CONSIGLIA


Se dovessi consigliare tre libri a chi arriverà a leggere questa intervista, quali sceglieresti e perché?

<<Il primo è “Il Piccolo Principe”. È il mio libro preferito in assoluto. Lo consiglio di leggere e rileggere più volte. Poi “L’arte di amare” di Erich Fromm. L’amore è un tema che ci riguarda tutti, ma questo libro non parla solo di amore sentimentale. Parla dell’amore nelle sue diverse sfumature: relazionale, familiare, amicale, spirituale. Dal lato della spiritualità consiglierei i libri di Gianluca Gotto, perché in modo semplice introducono a questi temi. Se dovessi sceglierne uno, direi “Profondo come il mare, leggero come il cielo”, anche se per chi non è appassionato di filosofia orientale potrebbe risultare più complesso. In alternativa, “Succede sempre qualcosa di meraviglioso”. È un romanzo che ha già fatto parlare molto di sé, ma credo che resterà nel tempo. È come un astro nascente: noi oggi godiamo della sua luce, ma probabilmente questa luce rimarrà ancora a lungo.>>

11-IL PENSIERO AI GIOVANI: RIDURRE IL RUMORE DI FONDO


Se dovessi lasciare un pensiero a una persona giovane, curiosa, piena di interessi ma incerta sulla direzione da prendere, cosa le diresti?

<<Le direi di non avere paura di ridurre il rumore di fondo al minimo. Spegnere il telefono per un po’, la televisione, le fonti di informazione. Trovare un luogo tranquillo: può essere il mare, la natura o anche la pace della propria stanza. Ricercare uno stato di silenzio e non avere paura di lasciare emergere i pensieri, anche quelli più profondi o spiacevoli, magari metterli per iscritto senza badare al senso logico-grammaticale, lasciare che l’inconscio detti quel che ha da dire. L’invito che faccio è trovare il coraggio di osservare pensieri, sentimenti e sensazioni senza giudizio, con spirito analitico, e cercare di capire quale messaggio contengono, soprattutto quando sono ripetitivi o ricorrenti. E poi non avere paura di chiedere aiuto. Può essere un coach, un insegnante di Yoga, un terapeuta, uno psicoterapeuta, uno psichiatra quando serve. L’importante è cercare figure qualificate, autorevoli, con un bagaglio di conoscenze serio.

Il messaggio che vorrei lasciare è questo: andare oltre i propri demoni e le proprie paure, e provare a trovare il messaggio nascosto al loro interno.

Il problema del non ascoltarsi è che spesso si finisce per propagare il problema. Nel rimuginio e nell’overthinking, condizioni molto comuni oggi, si resta focalizzati solo sul problema. Quando invece iniziamo ad affrontarlo, può arrivare il momento in cui spostiamo l’energia anche verso la soluzione. Per me è importante lavorare su due fronti: il problema e la soluzione. Non solo il problema. Non solo la soluzione. Trovare un equilibrio.>>

A volte, per trovare la propria voce, bisogna prima avere il coraggio di togliersi qualche etichetta. E forse il ritratto di Daniele parla proprio di questo: della possibilità di cambiare forma senza tradire ciò che siamo stati, portando con noi radici, domande, imperfezioni e desiderio di conoscenza.

BIOGRAFIA di DANIELE GALLIANO


Daniele Galliano, nato nel 1999, è originario di Palermo. Ha studiato flauto traverso per molti anni e ha conseguito la laurea triennale presso il Conservatorio di Palermo, proseguendo poi la propria formazione musicale anche all’estero.

Daniele Bio

Ha vissuto quasi quattro anni in Germania, dove ha studiato a Essen presso l’università FOLKWANG Universität der Künste (UDK) e ha avuto modo di avvicinarsi anche al mondo del lavoro come insegnante di musica in scuole private tedesche.

Accanto alla formazione musicale, Daniele ha sviluppato nel tempo un forte interesse per l’evoluzione personale, la psicologia, il coaching, la letteratura, la spiritualità e le pratiche di consapevolezza. Si è formato nel coaching e ha avviato un percorso di studi in psicologia, con l’obiettivo di approfondire sempre di più la conoscenza dell’essere umano, delle sue potenzialità e dei processi di cambiamento.

Oggi porta avanti una ricerca personale e professionale orientata a integrare musica, ascolto, crescita interiore e conoscenza, cercando di costruire una figura capace di tenere insieme interessi e competenze diverse, oltre le definizioni rigide e le etichette professionali.

Disclaimer

Le riflessioni contenute in questa intervista rappresentano esperienze personali e opinioni dell’intervistato. Non costituiscono consulenza psicologica, psicoterapeutica, medica, sanitaria o di altra natura professionale. In caso di disagio personale, emotivo o psicologico, è sempre opportuno rivolgersi a professionisti qualificati e abilitati secondo la normativa vigente.

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